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Santuario - Parrocchia S. Agostino Ventimiglia

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SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE VIRTU'

L'APPARIZIONE D'UN QUADRO
Eravamo nel 1520. Il colono, incaricato di curare il tenimento più alto del colle di Siestro, si reca per caso ai piedi della grande rupe, o per estirpare alcuni virgulti o a far erba da foraggio per le mucche. Dopo alcuni giorni di pioggia, la campagna era esuberante di verde e di fiori. Maggio, come aveva risvegliato i nidi, così aveva pure ridestato le piante, che facevano pompa della loro bellezza. Orbene si avvicina il colono a un grosso roveto, che riempiva tutto lo speco. Quale fu la sua meraviglia, quando vide appeso a un rovo un quadretto bellissimo, rappresentante la SS. Vergine col Bambino in braccio. Era un quadro artistico sulla tela. Tosto lo afferra, anzi lo coglie come un fiore divino: lo bacia ripetutamente con grande affetto, quindi lo porta tutto contento ai suoi padroni nella Chiesa di S. Agostino. Racconta minutamente come e dove abbia trovato quel gioiello. I Padri ammirano il grazioso quadretto e lo giudicano degno di culto. Per il momento lo appendono alle pareti della sagrestia, per dargli un posto migliore nella Chiesa. Ma, dopo alcuni giorni, ecco che si accorgono che il piccolo quadro è scomparso. Si domandano i frati l'un l'altro, chi lo abbia preso e portato via. Tutti affermano di non averlo toccato. Un dolore profondo rattrista quei religiosi, che già ne ammiravano la bellezza artistica, e, più di tutto, il ritrovamento misterioso. Trascorse alcune settimane, il medesimo colono, ritornando ai piedi della rupe, spinto da una forza arcana, vede nuovamente appeso a un rovo lo stesso quadro di prima. Lo stupore lo invade. Prima di avvicinarsi, s'inginocchia e prega. Poi, con molta devozione, prende il quadro: con grande affetto lo guarda e lo bacia. Discende dal monte, quasi fuori di sè per la gioia e si reca diritto al Convento degli Agostiniani. Questi, nel rivedere il quadro scomparso, si rallegrano immensamente, rivolgendo al colono mille domande, a cui egli soltanto risponde: «Ho trovato questo gioiello di Paradiso nel medesimo posto, sotto la grande rupe». Fu appeso di nuovo alla parete della sagrestia e guardato con diligenza. Ecco però che, dopo alcuni giorni, una mattina, entrando in sagrestia, i Padri per la celebrazione della Santa Messa, non lo vedono più. Dopo varie scomparse dalla sagrestia e altrettanti ritrovamenti sotto la rupe, fu deciso dai Padri Agostiniani di edificare una Cappella là, dove il colono l'aveva trovato. Era manifesta la volontà della Madonna di essere onorata in quel luogo solitario ed alpestre. Come mai, direte, la SS. Vergine si servì di un quadro per manifestare la sua volontà? C'è forse bisogno, rispondo, ch'Ella si mostri visibile, come a Lourdes, a Fatima. per dimostrare la sua potenza, la sua predilezione? Non fu un quadro della Madonna, che portato a Pompei dall'avv. Bartolo Longo, fu il presagio di un grande santuario, di un luogo benedetto da Dio, fonte di strepitosi e innumerevoli miracoli? Per noi Ventimigliesi questa fu pertanto l'origine del Santuario della Madonna delle Virtù.
IL SANTUARIO
La notizia del prodigio si diffuse immediatamente nella popolazione ventimigliese e nei dintorni. Tutti accorrevano allo speco, per vedere il quadro, e, inginocchiati, supplicare la SS. Vergine a intercedere per loro, a volerli benedire e a non allontanarsi più da loro.
Intanto si pose mano al lavoro. Disboscato il terreno dalle erbacce, dai rovi e dai cespugli, in pochi mesi fu edificata una Cappella dentro la grotta, dove sopra l'altare fu collocato il quadro miracoloso. Gli abitanti dei Martinassi e di altre case coloniche dei dintorni convenivano ogni sera, dopo i lavori del giorno. a recitare, nella nuova Cappella, il santo Rosario, per implorare la protezione della celeste Regina. La devozione alla Vergine cresceva di anno in anno, sicché pensarono i Padri Agostiniani d'ingrandirla. Infatti troviamo una memoria del 1575, in cui il Vescovo di Ventimiglia Mons. Francesco Galbiati visitava e benediva la nuova Chiesa. Già nel 1625 un pio lascito della famiglia Galleani chiamava al Santuario i frati Agostiniani a celebrare la santa Messa in tutti i sabati e in ogni festività della Vergine. L'affluenza del popolo, crescendo ognor più per l'incremento continuo della popolazione, si pensò nuovamente di ingrandire la Chiesa. Infatti il prevosto Can. Filippo Lagorio cominciò l'opera. Non potendosi ampliare esternamente, senza demolire il muro esterno, si cercò di rendere più vasta la Chiesa, scavando nella roccia e nell'argilla. In questo modo con lunga e grande fatica la si potè ampliare di oltre un metro in larghezza. Inoltre fu ingrandita la sagrestia, aggiungendo all'antica una nuova stanza, per riporre e custodire gli arredi sacri. Fu allargata alquanto anche la piazzetta dinanzi alla Chiesa. Fu costruito in marmo bianco l'altar maggiore e due altari laterali, di cui uno fu dedicato al Martire S. Romano, essendo la popolazione di Ventimiglia molto devota di questo santo. Si costruirono pure in marmo le balaustre e si pavimentò il suolo rustico con piastrelle.
GLI EX VOTO
Appena entrati nella Chiesa, volgendo attorno gli occhi, noi vediamo tappezzate le rustiche pareti d'innumerevoli cuori d'argento, di quadri votivi, anche di fucili guasti arrugginiti, di crucce e una volta anche di piccole navicelle. Che cosa vogliono indicare questi oggetti diversi? Facilmente si arguisce. Indicano le grazie ricevute da Dio per l'intercessione della SS. Vergine. 

I MISTERI DEL ROSARIO
Chi sale il colle di Siestro, seguendo il sentiero che conduce al Santuario, trova a quando a quando alcune cappellette. Che cosa rappresentano esse? Sono i quindici misteri del santo Rosario, composti di cinque misterigaudiosi, di cinque dolorosi e di cinque gloriosi. Tutti i Santuari hanno generalmente sulla via queste cappellette, ove i devoti, durante il cammino, recitando il Rosario, si fermano ad ognuna di esse, per contemplare il mistero ivi dipinto e per fare una breve meditazione su di esso. Le prime cappellette del nostro Santuario risalgono all'anno 1760: ma fin dal secolo scorso, parte di esse erano distrutte dalle intemperie, parte erano state contaminate e guaste dai vandali nostrani. Fu il Prevosto Mons. Luigi Gamaleri, che nel 1925 ebbe l'idea di fare erigere le cappellette, che si vedono al presente. Però anche queste subirono danni nell'ultima fatale guerra, anzi, alcune furono completamente rovinate dalle schegge delle bombe. Il Prevosto Mons. Antonio Borea ha deciso di rifare a nuovo le cappellette distrutte e di ristorare le danneggiate. I pii pellegrini continueranno sempre a percorrere il sentiero alpestre, dove sono i misteri del Rosario, se vogliono guadagnare maggiori indulgenze. Come dall'altezza del Santuario si gode un panorama esteso, magnifico, grato alla vista e dove si respira un'aria fresca, ossigenata e salubre al corpo, così devono i visitatori inebriare lo spirito del profumo mistico divino, che esala dall'immagine prodigiosa di Maria.

Tratto da “ Opera del Can. Nicolò Peitavino”


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